Autore Discussione: La centralizzazione dell'acufene  (Letto 3856 volte)

Scollegato LucaMI

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La centralizzazione dell'acufene
« inserita:: Giugno 11, 2009, 15:28:20 »
Si legge spesso che l'acufene parte da un danno alle orecchie e poi si centralizza; o, con una metafora più appropriata (il cui senso è lo stesso), che il cervello in seguito a un danno uditivo aumenta l'amplificazione e, come una radio con cattiva ricezione, prende dentro anche i segnali di rumore - è il cosidetto "modello della deafferentazione", che estende il modello neurofisiologico comprendendovi anche il "generatore dell'acufene".

Per capirlo fino in fondo, però, è necessario diminuire il livello di astrazione e affrontare invece direttamente il meccanismo biologico coinvolto. Solo così la "compensazione centrale" diventa davvero convincente, anche se è necessario fare un minimo sforzo di comprensione in più.

Una premessa: se per un disturbo si ipotizza una causa "insolita" e molto specifica, che cioè si manifesta solo in quel disturbo e non in altri, c'è da essere sospettosi. Di solito queste spiegazioni "ad hoc" sono sbagliate. Se invece si riesce a spiegare quel disturbo con gli stessi meccanismi che, in condizioni diverse, producono altri fenomeni noti, si è sulla buona strada, perché i meccanismi fisiologici di base sono limitati e fondamentalmente sempre uguali. E' quello che sta succedendo con gli acufeni, per i quali in passato si ipotizzavano cause molto particolari ed uniche, mentre oggi sono stati ricondotti a un meccanismo neurologico davvero basilare (in azione in tantissimi aspetti del nostro sistema nervoso).

Fatta questa premessa, ecco la spiegazione biologica. Ogni neurone è connesso con alcune migliaia di altri neuroni; quando riceve un segnale, si attiva e svolge una doppia funzione:
- stimola alcuni altri neuroni
- inibisce altri neuroni

Un neurone attivo ha dunque sia una funzione di stimolo che di inibizione sui neuroni collegati.

Una delle proprietà della corteccia uditiva (composta di neuroni, ovviamente) è la tonotopicità. Che significa che ogni neurone uditivo risponde solo a una particolare frequenza: è proprio come se in testa avessimo un pianoforte con alcune decine di migliaia di tasti (chi ha già capito dove si va a parare sarà interessato anche a sapere che questa tastiera confina fisicamente con quella che controlla il senso del tatto in alcune zone corporee, questo è fondamentale per gli acufeni ma qui non ne parleremo).

Quando si verifica un danno alle orecchie, alcune frequenze non vengono più rilevate e dunque alcuni neuroni (per la tonotopicità di cui sopra) smettono di ricevere segnali; e dunque dopo un certo tempo smettono a loro volta di funzionare (forse muioiono ma non lo sappiamo per certo).

Questo fa sì che non stimolino più i neuroni a cui sono collegati; ma soprattutto fa sì che non li inibiscano più: i neuroni collegati, la cui attività era in precedenza smorzata, sono ora più eccitati. Ecco l'acufene, una percezione fantasma (una allucinazione a tutti gli effetti) che deriva dalla sovraeccitazione delle corteccia uditiva per mancanza di inibizione.

L'acufene deriva cioè essenzialmente non da un eccesso di attività spontanea, ma da una mancanza di inibizione; ed infatti le terapie - attuali o sperimentali - più efficaci sono quelle che vanno a stimolare (non a inibire!) i neuroni "silenti" - non a caso si parla di stimolazione magnetica o elettrica o sonora.

Lo stesso meccanismo è alla base del funzionamento normale del nostro cervello (e non solo di quello: il battere ritmico del cuore deriva da un equilibrio fa stimolo ed inibizione) ed anche di disturbi affini (l'epilessia - che spesso deriva da un trauma fisico che produce la morte di alcuni neuroni, una vera e propria cicatrice - ; le percezioni dolorose allucinatorie come l'arto fantasma; e molto altro).

Ora, spero, chi ha seguito fin qui comprenderà meglio cosa sia la "compensazione centrale" in seguto a un danno acustico - non un fenomeno misterioso che si verifica solo con gli acufeni, ma un meccanismo biologico ben noto e direi fondamentale per il funzionamento del nostro organismo.
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Scollegato Emiliano

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Re:La centralizzazione dell'acufene
« Reply #1 inserita:: Giugno 11, 2009, 16:18:51 »

Questo fa sì che non stimolino più i neuroni a cui sono collegati; ma soprattutto fa sì che non li inibiscano più: i neuroni collegati, la cui attività era in precedenza smorzata, sono ora più eccitati. Ecco l'acufene, una percezione fantasma (una allucinazione a tutti gli effetti) che deriva dalla sovraeccitazione delle corteccia uditiva per mancanza di inibizione.

L'acufene deriva cioè essenzialmente non da un eccesso di attività spontanea, ma da una mancanza di inibizione; ed infatti le terapie - attuali o sperimentali - più efficaci sono quelle che vanno a stimolare (non a inibire!) i neuroni "silenti" - non a caso si parla di stimolazione magnetica o elettrica o sonora.


Grazie Luca, interessante come tutti i tuoi posts. Due domande:

1) visto che ci sono sia i neuroni più eccitati ("neuroni collegati") che quelli silenti... come si fa - nelle varie terapie che hai citato - a selezionare, i secondi ed evitare i primi?

2) visto che parliamo di regola astratta e generica, che deve fare da modello per tutto il resto: come si spiega la mancanza di acufene a molti ipoacusici?

Non sentirti obbligato a rispondere, sei anche giustificato a non sapere le risposte, visto che non sei un dottore! :)))

e.
La somma dell'intelligenza sulla Terra è costante; la popolazione è in aumento. -- Assioma di Cole

Scollegato LucaMI

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Re:La centralizzazione dell'acufene
« Reply #2 inserita:: Giugno 11, 2009, 17:16:20 »
1) Attualmente, a causa di limiti tecnici sostanzialmente si spara nel mucchio (vedi rumore bianco), empiricamente l'effetto inibitorio alla lunga sembra prevalente (nel breve, a volte, può infatti prevalere l'eccitazione e cioè un peggioramento temporaneo del sintomo, come ben sa chi si spara il rumore bianco o usa le protesi).

Gli impianti cocleari sono un po' più precisi (e infatti efficaci).

Nel campo delle terapie sonore, si sta cercando di sfruttare la tonotopicità proprio per andare a stimolare solo quello che deve essere stimolato; non è però facile, servono tecniche di indagine più precise (l'acufenometria, o anche un audiogramma, sono esami molto approssimativi a dir poco).

Più interessante il caso della stimolazione elettrica e magnetica: i ricercatori che hanno migliori risultati fanno precedere la stimolazione da un'indagine di imaging cerebrale ad altissima risoluzione, con tolleranze inferiori al millimetro; il trucco sembra essere solo quello, una stimolazione senza protocolli particolarmente specifici ma con un mira molto precisa perché preceduta da indagini ad alta risoluzione.

2) L'acufene riporta di averlo il 40% / 50% degli ipoacusici; già non è poco, ma sarebbe interessante correlare il tipo e l'intensità dell'ipoacusia con la presenza di acufene. Non mi pare l'abbia mai fatto nessuno in modo approfondito, può darsi che l'espressione o meno di un acufene sia un fenomelo casuale (o meglio, di cui non conosciamo altri fattori facilitanti), ma può anche darsi che dipenda dal "tipo" di ipoacusia. E' significativo ad esempio che quasi tutti coloro che hanno sofferto di ipoacusia improvvisa soffrano anche di acufeni piuttosto fastidiosi, mentre se l'ipoacusia è graduale gli acufeni sembrano  meno presenti e più tollerabili.

Devo dire che io, se fossi seriamente ipoacusico, starei comunque lontano dalle cabine insonorizzate, potrei avere qualche brutta sorpresa ;) Quel 40% / 50% sono infatti quelli che riportano di avere un acufene, ormai si sa che la maggior parte di coloro che hanno un acufene non ne è consapevole o non lo comunica al medico.
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Scollegato Bruno Costa

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Re:La centralizzazione dell'acufene
« Reply #3 inserita:: Giugno 11, 2009, 22:24:31 »
La spiegazione che dà Jastreboff al fatto che molti ipoacusici non abbiano acufeni e che in questi casi sono danneggiate sia le cellule ciliate esterne che quelle corrispondenti interne e non solo le esterne come nelle maggior parte dei casi di acufene.Dunque essendo questi fasci neuronali completamente dannegggiati ( o forse morti)  non riescono a dare fenomeni di compensazione o di amplificazione come l'acufene . Ho conosciuto parecchi sordi senza acufene , ma erano davvero sordi , ho conosciuto anche molti sordi come me, con acufene , ma siamo sordi solo per l'audiometria ,nella vita di tutti giorni ci sentiamo sin troppo bene. Questo andrebbe a conferma della tesi di Jastreboff.
Un saluto a tutti
Bruno

Scollegato adriano

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Re:La centralizzazione dell'acufene
« Reply #4 inserita:: Giugno 11, 2009, 22:53:59 »
Quel 40% / 50% sono infatti quelli che riportano di avere un acufene, ormai si sa che la maggior parte di coloro che hanno un acufene non ne è consapevole o non lo comunica al medico.

come si fà a non essere consapevoli di avere un acufene o si percepisce o non si percepisce, ma chi lo percepisce, sicuramente cerca di eliminarlo, anche se con risultati nulli, come nel mio caso.

io una sera del 1997, pulendomi le orecchie con i coton-fiocc, ho sentito un rumore secco ed è iniziato l'inferno, però la mia testimonianza ai medici che mi visitarono in seguito, per loro non è possibile che l'acufene sia insorto in quel modo
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Scollegato LucaMI

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Re:La centralizzazione dell'acufene
« Reply #5 inserita:: Giugno 12, 2009, 01:20:22 »
Quello che sollevi Adriano è un argomento molto interessante di cui non parlavamo da tempo, mi fa piacere che ne riparliamo.

Il fatto che si possa avere un acufene e non esserne infastiditi (quindi, non dirlo al dottore), o addirittura non sentirlo, in effetti è una di quelle cose a cui si crede a fatica; peggio ancora, questo accade alla grande maggioranza di chi ce l'ha - gli "strani" siamo noi, in un certo senso!

Però, è assolutamente provato; e anche non volendo credere agli studi in proposito, è facile verificarlo personalmente; non ti è mai capitato che, parlando a qualcuno del tuo acufene, ti dicese che lo sente pure lui, ma non gliene importa? Io ho scoperto che i miei genitori e tutti i miei zii paterni hanno l'acufene; ma nessuno ne aveva mai parlato finché non sono stato male io. Mio nonno paterno invece l'aveva e gli dava molto fastidio, e per questo era sempre alle terme (altri tempi...). Per gli altri, inclusi i miei, è un non-problema.

Non sono rari i casi di persone "contagiate" da un acufene; Paola raccontava che, da quando ne ha sofferto il marito, la notte ha cominciato a notarli pure lei.
 
Qui sul forum ci sono un paio di testimonianze di persone a cui è venuto un acufene (che ora si trascinano dietro) in una cabina insonorizzata; quello che con ogni probabilità è successo realmente è che nella cabina si sono per la prima volta accorti di averlo.

E, nel mio piccolo, o io per un mese ho sofferto di un acufene che si manifestava solo guardando televisori (ed è diventato stabile quando mi sono preoccupato del mio televisore...), oppure ce l'ho avuto e non lo sapevo.

La cosa che verrebbe da pensare è: ma questi forse hanno acufeni deboli. In realtà, pare proprio che l'intensità sia poco importante; quante volte qui abbiamo letto di persone in panico totale che l'acufene lo sentono solo di notte (beati loro!)...
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Scollegato adriano

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Re:La centralizzazione dell'acufene
« Reply #6 inserita:: Giugno 12, 2009, 08:25:25 »
ma allora queste persone hanno anche un ipoacusia al cervello ::) ::) ::) ::)

beati loro, io per gli acufeni, sono caduto in depressione e per 4 anni ho preso il cipralex, allora sono io che non sono normale ??? ??? ???
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Scollegato Giuseppe62

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Re:La centralizzazione dell'acufene
« Reply #7 inserita:: Giugno 12, 2009, 10:09:08 »
ma allora queste persone hanno anche un ipoacusia al cervello ::) ::) ::) ::)

beati loro, io per gli acufeni, sono caduto in depressione e per 4 anni ho preso il cipralex, allora sono io che non sono normale ??? ??? ???

Caro Adriano sei, anzi è meglio dire siamo normali la differenza è che abbiamo qualche cosa in più rispetto ad altri.
Pensa che i miei sono comparsi, a dire dei medici che ho consultato, dopo dieci anni da tutti quei traumi acustici che ho subito frequentando poligoni di tiro, e in una fase di piena tranquillità delle mia vita, sono comparsi. E' da credere? Bo
Giuseppe
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Re:La centralizzazione dell'acufene
« Reply #8 inserita:: Giugno 12, 2009, 10:24:24 »
Caro Adriano, sono pienamente d'accordo con Giuseppe. Noi abbiamo una marcia in + e soprattutto ritengo che abbiamo una maggiore sensibilità (in tt i sensi) ;D
Ecco xké la depressione è sempre dietro l'angolo :'(. Di sicuro il rumore assordante delle nostre orecchie aiuta parecchio. Ho xò notato che dipende molto dal nostro stato d'animo quanto riusciamo a percepire il frastuono e dall'attenzione che noi poniamo su di esso. Ad esempio ieri è stata una pessima giornata, l'acufene nn mi ha abbandonato un attimo, ma in serata sono andata a teatro a vedere mio figlio recitare e per un'ora nn ho percepito nessun suono se nn quello della voce di mio figlio. Un'ora di pace.
In ogni caso il cipralex aiuta!!!  :)
Cristina

Scollegato LucaMI

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Re:La centralizzazione dell'acufene
« Reply #9 inserita:: Giugno 12, 2009, 13:43:33 »
Scherzando, potremmo dire che più che essere "gli altri" (gli acufenici indifferenti) ad avere un'ipoacusia al cervello, siamo noi ad avere un'iperacusia al cervello :) In un certo senso siamo come dei musicisti, che sviluppano una competenza specifica a distinguere le note.

L'aneddoto che racconta Maranga fa capire benissimo che la capacità di "zittire" un acufene ce l'abbiamo tutti (e averlo sperimentato direttamente, anche se per poco, credo sia un'ottima carta per il futuro); si tratta di riuscire a far sì che questo filtro sia attivo sempre e non solo in situazioni molto  coinvolgenti.
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Scollegato adriano

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Re:La centralizzazione dell'acufene
« Reply #10 inserita:: Giugno 12, 2009, 15:14:17 »
sono d'accordo che quando si riesce a distrarsi, stiamo molto meglio, ma io vi confesso che grazie al forum sono stato aiutato molto psicologicamente a capire che il nostro sintomo lo dobbiamo far distrarre a tutti i costi o lui ci annienta e confrontarci tra di noi a me mi ha aiutato tantissimo, quindi il forum serve come terapia stabilizzante dell'umore
« Ultima modifica: Giugno 17, 2009, 16:06:39 da Dottolina »
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Scollegato Solfapa

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Re:La centralizzazione dell'acufene
« Reply #11 inserita:: Giugno 12, 2009, 20:41:59 »
Ho xò notato che dipende molto dal nostro stato d'animo quanto riusciamo a percepire il frastuono e dall'attenzione che noi poniamo su di esso.

In ogni caso il cipralex aiuta!!!  :)
Cristina
Concordo  che piu' riusciamo a distrarre l'attenzione dall'acufene e meglio ci sentiamo. Sto pian piano cercando di non dargli importanza, di pensare a cose che mi fanno stare bene.  Anche il forum mi ha aiutato e mi  stà aiutando, anche se fino a qualche giorno fa riuscivo solo a leggere ma mai a postare e in questo anche nel mio caso il cipralex e l'alprazolam  mi aiutano e molto!!! Sto iniziando ora a stare un po' meglio e a vedere con piu' ottimismo.

Scollegato alessandrina

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Re:La centralizzazione dell'acufene
« Reply #12 inserita:: Giugno 15, 2009, 14:14:36 »
se non fossi accoppata di caldo e acufeni :), parteciperei attivamente alla covnersazione, eprchè realmente interessante... non riuscendo, oggi, vi dico che comunque siete davvero una fonte di preziose informazioni :D.

p.s. la consapevolezza è un processo subdolo... essere consapevoli delle volte è proprio perdicoloso!

Scollegato ciccina

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Re:La centralizzazione dell'acufene
« Reply #13 inserita:: Giugno 17, 2009, 11:13:12 »
QUI  in questo sito abbiamo di meglio di qualche dott...
rimango senza parole, quanto ne sanno questi ragazzi....
una domanda per lucami:
nel tuo post, di qualche giorno fa ,parli che molti dei tuoi parenti hanno
avuto l acufene,non dandogli fastidio, e non parlandone mai ai dott..
non pensi che erano lieve, come quando si abbassa a molti di noi...
a chi darebbe fastidio se fosse sempre cosi',?
dove abito io ,ci sono 2 persone che ce l hanno, dicono che coinvivono
tranquillamente, non si pongono nessun tipo di problema,
perche ' per me non è forte se no li darebbe  molto fastidio...??
grazie
rosi  :o
ciccina

Scollegato LucaMI

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Re:La centralizzazione dell'acufene
« Reply #14 inserita:: Giugno 17, 2009, 14:23:47 »
Mio padre mi raccontava che si sente come se avesse la testa sempre immersa in un nido di vespe... evidentemente ha acufeni piuttosto robusti, ma non ne è minimamente infastidito; eppure è uno che sopporta malissimo le malattie, quando ha 37 di febbre si mette a letto e diventa insopportabile, e si sente in punto di morte - con annessa corsa al pronto soccorso - almeno una decina di volte l'anno :)

Al contrario anche tu avrai letto di persone, qui, che sentono un leggero ronzio nel silenzio totale (e chi non lo sente?) e sono disperate.

In linea di massima comunque credo che tu abbia ragione: il problema degli acufeni è un problema di volume percepito.

Il fatto è che noi valutiamo il volume di un suono non in assoluto ma in base al "valore" del suono (è fastidioso? è piacevole? è preoccupante?) e per confronto con altri suoni che sappiamo essere deboli o forti. Se riusciamo a sentire un suono anche debole contemporaneamente ad uno molto forte, percepiamo come forte anche il suono debole perché non viene mascherato (è facile pensare a esempi concreti).

Il problema degli acufeni è che, non essendo dei suoni reali, non rispondono alle leggi dell'acustica; e dunque si può benissimo sentire un acufene debolissimo anche se il sottofondo è un jet in decollo. Quell'acufene lo percepiremo come fortissimo anche se in realtà è quasi inudibile.

Quindi, facendo un passo avanti nel ragionamento, quello che rende un acufene più o meno fastidioso è forse la sua mascherabilità, da cui dipende il volume apparente (o viceversa, più un acufene è fastidioso e meno è mascherabile e quindi sembra più alto).

Ed infatti, gli studi provano che non c'è nessuna relazione fra il volume audiometrico degli acufeni e la sofferenza che provocano; viceversa c'è una relazione quasi lineare fra questa sofferenza e la loro mascherabilità.
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