Si legge spesso che l'acufene parte da un danno alle orecchie e poi si centralizza; o, con una metafora più appropriata (il cui senso è lo stesso), che il cervello in seguito a un danno uditivo aumenta l'amplificazione e, come una radio con cattiva ricezione, prende dentro anche i segnali di rumore - è il cosidetto "modello della deafferentazione", che estende il modello neurofisiologico comprendendovi anche il "generatore dell'acufene".
Per capirlo fino in fondo, però, è necessario diminuire il livello di astrazione e affrontare invece direttamente il meccanismo biologico coinvolto. Solo così la "compensazione centrale" diventa davvero convincente, anche se è necessario fare un minimo sforzo di comprensione in più.
Una premessa: se per un disturbo si ipotizza una causa "insolita" e molto specifica, che cioè si manifesta solo in quel disturbo e non in altri, c'è da essere sospettosi. Di solito queste spiegazioni "ad hoc" sono sbagliate. Se invece si riesce a spiegare quel disturbo con gli stessi meccanismi che, in condizioni diverse, producono altri fenomeni noti, si è sulla buona strada, perché i meccanismi fisiologici di base sono limitati e fondamentalmente sempre uguali. E' quello che sta succedendo con gli acufeni, per i quali in passato si ipotizzavano cause molto particolari ed uniche, mentre oggi sono stati ricondotti a un meccanismo neurologico davvero basilare (in azione in tantissimi aspetti del nostro sistema nervoso).
Fatta questa premessa, ecco la spiegazione biologica. Ogni neurone è connesso con alcune migliaia di altri neuroni; quando riceve un segnale, si attiva e svolge una doppia funzione:
- stimola alcuni altri neuroni
- inibisce altri neuroni
Un neurone attivo ha dunque sia una funzione di stimolo che di inibizione sui neuroni collegati.
Una delle proprietà della corteccia uditiva (composta di neuroni, ovviamente) è la tonotopicità. Che significa che ogni neurone uditivo risponde solo a una particolare frequenza: è proprio come se in testa avessimo un pianoforte con alcune decine di migliaia di tasti (chi ha già capito dove si va a parare sarà interessato anche a sapere che questa tastiera confina fisicamente con quella che controlla il senso del tatto in alcune zone corporee, questo è fondamentale per gli acufeni ma qui non ne parleremo).
Quando si verifica un danno alle orecchie, alcune frequenze non vengono più rilevate e dunque alcuni neuroni (per la tonotopicità di cui sopra) smettono di ricevere segnali; e dunque dopo un certo tempo smettono a loro volta di funzionare (forse muioiono ma non lo sappiamo per certo).
Questo fa sì che non stimolino più i neuroni a cui sono collegati; ma soprattutto fa sì che non li inibiscano più: i neuroni collegati, la cui attività era in precedenza smorzata, sono ora più eccitati. Ecco l'acufene, una percezione fantasma (una allucinazione a tutti gli effetti) che deriva dalla sovraeccitazione delle corteccia uditiva per mancanza di inibizione.
L'acufene deriva cioè essenzialmente non da un eccesso di attività spontanea, ma da una mancanza di inibizione; ed infatti le terapie - attuali o sperimentali - più efficaci sono quelle che vanno a stimolare (non a inibire!) i neuroni "silenti" - non a caso si parla di stimolazione magnetica o elettrica o sonora.
Lo stesso meccanismo è alla base del funzionamento normale del nostro cervello (e non solo di quello: il battere ritmico del cuore deriva da un equilibrio fa stimolo ed inibizione) ed anche di disturbi affini (l'epilessia - che spesso deriva da un trauma fisico che produce la morte di alcuni neuroni, una vera e propria cicatrice - ; le percezioni dolorose allucinatorie come l'arto fantasma; e molto altro).
Ora, spero, chi ha seguito fin qui comprenderà meglio cosa sia la "compensazione centrale" in seguto a un danno acustico - non un fenomeno misterioso che si verifica solo con gli acufeni, ma un meccanismo biologico ben noto e direi fondamentale per il funzionamento del nostro organismo.